Buseto Palizzolo, centro agricolo della provincia di Trapani, è uno dei pochi luoghi in cui si percepisce la “caparbietà” della natura e del tempo. Questa striscia di terra, tra Erice e Segesta, conserva gelosamente lo spirito contadino, un modus vivendi fondato sulla sapienza e la dedizione degli uomini e delle donne. Il Comune di Buseto Palizzolo, si trova a circa 18 km da Trapani. Il toponimo, nasce dalla confluenza tra il termine arabo “Busith” che significa “terra” e da Palizzolo, nome della famiglia patrizia di Erice a cui storicamente fu assegnato il borgo agricolo. Alcune fonti storiche attestano che già dal 554 d.C., durante la dominazione di Bisanzio, il territorio era abitato da contadini cristiani di rito orientale detti “Rùmi”. Le frequenti scorrerie saracene, comportarono l’abbandono del luogo. Durante la dominazione musulmana il territorio di Buseto fu assegnato ad Erice e suddiviso in 14 casali, fra cui Casale Busith (Buseto). La coltivazione, fino al secondo dopoguerra, di arance, limoni, sommacco, cotone, gelso e palme, testimonia il passaggio degli arabi da questo rigoglioso lembo di terra. Con l’avvento dei Normanni, Erice potè esercitare pieno controllo sul territorio busetano. Nel XIII secolo, dopo un graduale ripopolamento, i “casali” si trasformarono in feudi, all’interno dei quali sorsero le “parecchiate”, porzioni di terra adibita alla coltivazione del grano, della vite e dell’ulivo. Con l’avvento della modernità e l’abolizione del sistema feudale, nel 1812, furono costituite le prime abitazioni al centro dei poderi, strategicamente localizzate vicino a sorgenti d’acqua o in prossimità di antiche mulattiere, percorsi che conducevano a pozzi, abbeveratoi e bagli. Solo a partire dalle metà del 900’ Buseto Palizzolo, acquista la sua definitiva autonomia e si fa riconoscere per il suo ambiente campestre, la sua bellezza agreste e il suo patrimonio ancestrale. Immersi nella docile vegetazione, tra fitti e odorosi prati, i vari “bagghi” disseminati sul territorio di Buseto Palizzolo, conquistano gli occhi dei viandanti. Si tratta di storiche fortezze, poi convertite in residenza per allevatori e contadini. Spiccano per maestosità e imponenza Baglio Murfi e Baglio Maranzano.  Quest’ultimo ha ospitato per anni il “Museo della Civiltà Locale”, oggi trasferito per iniziativa del Comune presso il Centro Enoturistico, sede della Pro Loco. Nel polo museale riecheggia la tradizione popolare siciliana. Oggetti e utensili, catalogati per attività lavorative, tramandano e ravvivano la storia locale. Gli “attrezzi del mestiere” acquistano un nuovo valore e diventano strumenti per conoscere un passato fatto di usi, costumi e professioni ormai estinte o “superate” come quella del maestro bottaio o del calzolaio. Ad una curva della strada provinciale Buseto Palizzolo-Segesta, è immediatamente visibile la distesa del Bosco D’Arcudaci(detto Bosco Scorace). Il nome deriva dal termine Arcu d’Aci, riferito prima ad un casale arabo e poi ad una baronia. L’ estesa macchia di verde raggiunge i 750 ettari, lungo i quali si trovano, pini, cipressi, lecci, querce, erbe aromatiche, frutti di bosco, fiorellini di campo, conigli, lepri, istrici e rare varietà di funghi. Al centro del paesino, vicino alla Chiesa Madre, è ubicata la Villa Comunale di Buseto Palizzolo. Progettata nel 1974 dall’architetto Sebastiano Maltese, racchiude una rigogliosa varietà di piante, opere e sculture di solenne e raffinata bellezza che “arredano” armonicamente lo spazio circostante.

FONTE: PIACERE SICILIA

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